Sono gli elettroni a farci soffrire
Premessa
Gli elettroni ci fanno soffrire? Assolutamente si, ma ci fanno anche gioire. Vediamo come, quando e perché. Vorrei ricordare però innanzitutto che: “Noi siamo fatti di cellule, le cellule sono fatte di molecole, le molecole sono fatte di atomi, gli atomi sono fatti di protoni, neutroni ed elettroni”….E teniamo anche presente che: “Gli elettroni che sembrano saltellare casualmente all’interno degli atomi dei nostri corpi sono quel meraviglioso mezzo che ci unisce all’universo nella sua totalità. (1)
1. L’attaccamento genera sofferenza
Con l’articolo "Sono gli elettroni a farci innamorare" abbiamo visto che per fare innamorare la persona che ci interessa occorre sollecitare i suoi elettroni mettendola in agitazione con messaggi abilmente contrastanti, e allo stesso tempo dobbiamo rallentare i nostri elettroni in modo da poter ragionare con più freddezza. Detto diversamente, per conquistare più facilmente una donna (o un uomo) dobbiamo restare un "tantino" distaccati, perché se ci attacchiamo "troppo" la sofferenza diventa inevitabile! Ovviamente, non è facile parlare di distacco quando si ha a che fare con ragazzi e giovani innamorati: l’amore è così coinvolgente che ci fa dimenticare tutti i buoni propositi iniziali. L’amore non ci consente di giocare e avvolge nei suoi tormenti anche i duri e i furbi. L’amore genera automaticamente attaccamento; l’amore stesso è attaccamento. Non c’è amore senza attaccamento. Ma siccome l’attaccamento genera sofferenza, l’amore diventa… sofferenza.
Se l’amore viene corrisposto ci sentiamo felici e soddisfatti, mentre se siamo stati respinti scatta la sofferenza. L’uomo che è stato respinto in genere si innamora di più, ma dovrebbe sapere che non è tanto della sua bella che si è innamorato (attaccato), quanto piuttosto del suo "rifiuto", rifiuto che nessuno essere umano è disposto ad accettare. Il rifiuto mette la partner (o il partner) su un piedistallo per cui essa ci appare molto più bella e/o più interessante di quanto non sia effettivamente! Viceversa, la conquista facile la fa precipitare in basso. Eppure, si tratta sempre della stessa identica persona!
Ma a proposito degli abbandoni c’è un’altra importante considerazione da fare: il nostro inconscio ormai si era abituato a quella fidanzata (o fidanzato) e ora che essa (o esso) non c’è più, sentiamo un vuoto insopportabile che non possiamo accettare, proprio come accade nel caso di morte del proprio congiunto. Non si può accettare subito la perdita perché non ci abbiamo ancora fatto l’abitudine. Insomma è chiaro: l’inconscio, il nostro volano, è schiavo letteralmente delle abitudini, degli automatismi, per cui è più che ovvio che di fronte ad ogni novità e/o cambiamento vada in tilt, non li accetta volentieri, perché ha bisogno di tempo per abituarsi, per assuefarsi. Tutto ciò perché nel nostro cervello, ogni novità, per essere accettata e fatta propria, richiede la costruzione di una rete neurale, di una nuova strada con tanti punti o ponti di collegamento (le famose sinapsi) con le strade (consapevolezze, conoscenze, abitudini, automatismi) già esistenti. Completata la costruzione della nuova via neurale, che richiede sempre più o meno tempo, si acquisisce una nuova abitudine e l’automatismo ad essa collegato, e tutto comincia a filare liscio, veloce e senza intoppi.
Nel caso della fidanzata(o) che ci ha lasciati, continueremo a sentirne la mancanza - e perciò anche a idealizzarla - fino a quando non ci innamoreremo di una valida sostituta: insomma la regola generale è che chiodo scaccia chiodo, o meglio ogni abitudine per essere eliminata richiede l’acquisizione di una nuova abitudine. E si è visto sperimentalmente che occorrono da 3 a 4 settimane.
Anche la medicina allopatica usa la regola chiodo scaccia chiodo, ovvero molecola-composto che cura-guarisce-scaccia un’altra molecola, quella che causa la malattia o dolore all’interno dell’organismo. Ho parlato non a caso di molecola per richiamare il fatto che c’entrano sempre gli elettroni. Purtroppo però, molte volte, con le medicine tradizionali -se non si sta attenti- si aggiusta una cosa e se ne guasta un’altra.
2. Felicità e tristezza
Ma cos’è veramente la felicità? E cos’è la sofferenza, la tristezza? Quando i nostri elettroni incontrano una resistenza che viene facilmente superata, noi ci sentiamo pienamente soddisfatti; se invece la resistenza della controparte è eccessiva al punto che i nostri elettroni non riescono a passare, ossia a superare l’ostacolo incontrato, allora la nostra agitazione - e quindi l’agitazione dei nostri elettroni - diventa troppo forte, eccessiva, e noi ci sentiamo frustrati e senza forze.
Mentre nel caso della corrente è facile capire gli effetti derivanti dalla resistenza elettrica, definita brevemente dagli effetti termici e/o luminosi che l’accompagnano, come ad esempio nello scaldino e nella lampada ad incandescenza, non è altrettanto facile capire gli effetti pratici della resistenza in amore, ed in generale della resistenza in campo metafisico, perché in questi casi non sembra esistere nulla di materiale o di tangibile. Ma anche quando riceviamo un’offesa verbale non c’è nulla di materiale, eppure andiamo in collera e ci “riscaldiamo”; e quando pensiamo a cose tristi e avvilenti ci sentiamo svuotati e senza energie! Il fatto è che le parole e i pensieri contengono energia o sono fatti di energia. Detto ancora più spregiudicatamente, il pensiero è un’immagine creata da un flusso di elettroni e quindi, trattandosi di elettroni possiamo applicare ad essi il principio della resistenza elettrica per capire come ci dobbiamo muovere per soffrire il meno possibile o per non soffrire affatto ed anzi gioire.
3. I blocchi energetici
Quando c’è una resistenza eccessiva lungo le vie neurali (che sono vie elettriche) si prova sofferenza perché essa ostacola il libero flusso degli elettroni (o delle energie) e ne provoca la concentrazione: si crea così un blocco in quel punto. Al blocco energetico si accompagna ovviamente uno squilibrio energetico. È così che nascono le emozioni tossiche (rabbia, rancore, senso di colpa, ansia, ecc) che sono sempre causate da blocchi energetici. Il blocco degli elettroni in un dato punto del corpo, essendo stato interrotto il loro libero flusso, genera tensione: per esempio, il mal di testa! Un sintomo, un’emozione o una sensazione sono causati sempre dal blocco dell’energia in un dato punto, ossia sono blocchi di energia. La tensione deve essere scaricata prima o poi, ma se il blocco persiste, essa diventa troppo intensa e determina un dolore localizzato e/o una sofferenza generalizzata. L’aggressività verbale che troviamo spesso in alcune famiglie come una vera e propria abitudine, è causata appunto da un accumulo di tensione o stress, che scatta con una reazione aggressiva non appena viene messo in discussione il senso della propria importanza attraverso critiche, rimproveri e dinieghi: l’aggressività serve insomma a negare la nostra vulnerabilità, confermandola in pieno!
Secondo me, anche il dolore fisico e qualunque sintomo sgradevole sono causati da blocchi di energia, da una concentrazione di elettroni, ossia di particolari composti chimici o scorie vere e proprie che causano dolore concentrandosi, come blocchi energetici, in una precisa parte del corpo: classico esempio, l’acido lattico nelle gambe affaticate. Quindi, per stare bene fisicamente ed emotivamente le energie (gli elettroni), ovvero le reazioni energetiche o biochimiche, devono avvenire (fluire) liberamente. Quando ciò non è possibile, ossia quando gli elettroni incontrano una resistenza troppo forte ed insormontabile, sia di natura esterna che interna, c’è sofferenza perché compare il blocco energetico. I sentimenti repressi come la rabbia, la tristezza, l’invidia, l’amore stesso negato, tutto ciò che non ci piace perché ci fa paura, causano blocchi energetici e quindi malattie fisiche e/o psicosomatiche. I condizionamenti ai quali siamo sottoposti fin dalla più tenera età, avvelenano la nostra esistenza nascondendo e reprimendo aspetti importanti della nostra personalità attraverso la creazione di blocchi energetici che sono innanzitutto blocchi emotivi. I blocchi coincidono con le credenze limitanti, a loro volta collegate ai programmi inconsci iscritti durante l’infanzia e durante l’adolescenza, che sono la vera causa delle abitudini negative e dei nostri fallimenti.
I blocchi energetici o emozionali sono molto pericolosi perché bloccano le nostre energie, ci impediscono di affermarci, ed in altre parole provocano insuccessi, fallimenti, vergogna, delusione e dolore, il che fa nascere l’odio contro se stessi impedendoci di amarci e di accettarci per quello che siamo; e tutto ciò blocca anche la nostra creatività, la nostra capacità decisionale e il nostro intuito. I blocchi ci fanno diventare delle persone perdenti e fisicamente acciaccate.
4. Sistema simpatico e parasimpatico
I blocchi energetici sono causati dalle nostre paure (paura di fallire, paura di riuscire, paura di essere respinti, paura di essere inadeguati, paura di essere abbandonati, paura dei cambiamenti, ecc.). Le paure attivano il sistema nervoso simpatico che mette in circolo l’adrenalina e i glucocorticoidi che svolgono la funzione atavica di “combatti o fuggi” di fronte al pericolo aumentando immediatamente il battito cardiaco, allo scopo di inviare attraverso il sangue più sostanze nutritive ai muscoli, e aumentando contemporaneamente il ritmo respiratorio per fornire al sangue tutto l’ossigeno necessario per bruciare completamente gli zuccheri.
Tutti i segnali provenienti dagli organi di senso arrivano all’amigdala, autentica sentinella delle emozioni, la quale va in emergenza di fronte a ogni cosa nuova. Patrizia Salvini, nel suo autentico capolavoro “La mappa della felicità” (2), la definisce “fifona”, perché l’amigdala ci mette in allarme ad ogni minima novità, senza aspettare se il pericolo sia reale, oppure no. Ma siccome noi non siamo più animali, ma essere civilizzati, l’azione del sistema nervoso simpatico resta quasi sempre infruttuosa, perché al mondo d’oggi non è più possibile combattere o fuggire – per esempio, non sempre si può affrontare il nostro datore di lavoro o il superiore incollerito - cosicché l’adrenalina resta cronicamente in circolazione nel sangue senza risolvere il problema, per cui i muscoli ed i tessuti restano impregnati di carburante (zuccheri = energia) non utilizzato completamente.
Gli zuccheri non completamente utilizzati (ossia bruciati) provocano la contrazione (o tensione) dei muscoli e questo è il motivo della sensazione di stanchezza che proviamo. In fondo, il meccanismo è identico alla presenza di acido lattico nelle gambe affaticate: anche l’acido lattico è un carburante perché deriva dallo zucchero non completamente bruciato. E siccome le preoccupazioni e l’ansia non cessano, non essendo stati risolti i problemi, la continua produzione di adrenalina finisce per esaurire tutte le scorte di zuccheri e quando questo avviene, noi ci sentiamo completamente esauriti fisicamente e psichicamente: siamo praticamente caduti in depressione.
È facile capire che la presenza cronica di adrenalina nel sangue impedisce l’azione rilassante del parasimpatico, per cui si sta sempre in allerta, le paure non scompaiono e restano dentro causando una rabbia sommersa, preoccupazioni, ansia e a volte panico. Una prova di questo clima di paura sotterranea che si vive è data dalla apparente assoluta indifferenza con cui ascoltiamo le notizie alla radio e al telegiornale, notizie che nel 95% dei casi sono sempre disastrose e tragiche. (Le notizie stesse se non annunciano fatti delittuosi e tragici non meritano di essere notizie….). In un clima del genere non desta meraviglia che qualunque segnale di novità, qualunque cambiamento anche il più piccolo viene percepito come un potenziale pericolo, anziché come occasione di crescita. In realtà, le crisi sono sempre una grande opportunità di crescita, e col senno di poi possiamo dire che non vengono mai per nuocere, ma rappresentano il balzo indietro prima del nuovo slancio. Il nostro errore più grande è quello di reprimere le cosiddette emozioni negative, ossia quelle che ci fanno paura. Infatti non esistono emozioni negative, ma soltanto utili messaggi provenienti dall’inconscio. Tutto ciò che rifiutiamo o che cerchiamo di tenere lontano, continuerà a perseguitarci, ossia a creare blocchi e malattie, fino a quando non lo accetteremo completamente, fino a quando non completeremo l’esperienza.
La presenza cronica di adrenalina nel sangue compromette il nostro sistema immunitario, danneggia la digestione degli alimenti, rovina il sistema cardiocircolatorio e provoca il crollo fisiologico delle giunture delle ossa: insomma le paure indeboliscono il nostro organismo e lo predispongono a diverse malattie. È chiaro perciò che occorre assolutamente imparare a gestire le nostre paure, dobbiamo imparare a rilassarci e distrarci di più, e poiché il nostro organismo ha perduto più o meno completamente, durante il giorno, la naturale funzione equilibrante del sistema nervoso parasimpatico, ci dobbiamo concedere assolutamente una vacanza! Per nostra fortuna il nostro corpo continua a lavorare durante il sonno: il parasimpatico produce gli ormoni del rilassamento e ciò consente il riciclaggio delle cellule più vecchie o danneggiate riconosciute attraverso i loro messaggi elettromagnetici. E perciò, quando il riposo è insufficiente avviene un rapido deterioramento della salute.
Per completezza di discorso va ricordato che il sistema nervoso simpatico (lotta o fuggi, eccitazione, nervosismo, fame, desiderio di sesso, ecc) e il sistema nervoso parasimpatico (che entra in azione dopo l’orgasmo, alla fine dei pasti e a seguito di eventi piacevoli facendoci sentire sazi, soddisfatti e rilassati) fanno parte del sistema limbico o cervello medio, detto anche cervello emozionale. In sintesi, il sistema simpatico mette il corpo in tensione, automaticamente e autonomamente, mentre il parasimpatico, al contrario, lo rilassa sempre in maniera automatica e involontaria.
5. I desideri
Cos’è un desiderio? È la mancanza di qualcosa che ci attira e che vorremmo avere a tutti i costi. I pensieri - dunque gli elettroni - si concentrano su questo desiderio che non riusciamo ad appagare e quindi si crea un blocco di energia, un blocco di elettroni: diciamo pure che non avviene la reazione chimica che forma la sinapsi (consapevolezza) che libererebbe dall’ingorgo e dal desiderio. La concentrazione di elettroni causata dal mancato sbocco -o mancata reazione- crea, dunque, un blocco e una tensione in un dato punto del corpo: il desiderio, infatti, se è troppo forte, ci fa stare male! Anche i dispiaceri, i disappunti, i contrattempi, i rifiuti, le offese e le critiche agiscono allo stesso modo: arrestano il libero flusso degli elettroni e ci fanno star male. Dunque il dolore, da qualunque cosa generato, è sempre un problema di arresto o mancanza di sbocco degli elettroni, ossia si tratta di un blocco energetico causato da una resistenza troppo forte, a cui si accompagnano intensi stati emotivi.
L’errore più comune che si commette nella vita in generale, compresa quella amorosa, è l’accelerazione: ad un certo punto, quando le cose si sono messe bene e il risultato agognato sembra a portata di mano, anziché attenderne il naturale epilogo, si finisce col premere sull’acceleratore. Anziché continuare quello stato idilliaco fatto di attenzioni e rispetto reciproco, che ci fa sentire bene e che porterebbe spontaneamente all’approdo finale, si commette l’errore di premere improvvisamente sull’acceleratore, il che porta spesso alla inevitabile comparsa della resistenza da parte dell’innamorata(o) che magari non è ancora pronta(o) e perciò si chiude, ci ripensa, si rifiuta. In questi casi, per rimediare al mal fatto, cioè alla propria fretta o impulsività, bisogna mostrarsi contriti, tristi e chiedere scusa.
Se ci pensiamo bene, ci rendiamo conto che spesse volte la causa della nostra insoddisfazione sta nel fatto che non sappiamo aspettare: vogliamo tutto e subito, non proprio come i nostri bambini, ma quasi…. Per tali motivi ci scontriamo con la lentezza degli eventi, in senso generale. Purtroppo la realizzazione di un obbiettivo o di un desiderio è sempre lenta e faticosa. Se non acquisiamo la convinzione, anzi la certezza che ogni cosa matura soltanto quando è giunto il suo momento, finiremo con attaccarci troppo ai risultati e saremo portati a forzare i tempi. Insomma la nostra impazienza è la causa principale della nostra insoddisfazione e/o infelicità, ma l’impazienza deriva dall’attaccamento eccessivo al risultato. Non sto dicendo che non ci dobbiamo dare da fare ed impegnare a fondo, non sto dicendo che non dobbiamo agire, tanto più che l’azione e l’accelerazione sono quasi spontanee, generalmente non ce la facciamo a stare fermi, ad aspettare. Voglio dire soltanto che non dobbiamo attaccarci troppo ai risultati, ma imparare ad attendere, insomma dobbiamo avere molta pazienza. Non bisogna pensare sempre alla stessa cosa, dobbiamo pensare anche ad altre cose, coltivare i nostri hobby e in generale distrarci, rilassarci di più. Un viaggio, per esempio, in un luogo interessante e suggestivo dove non siamo mai stati prima riesce spesso a guarire persino un esaurimento nervoso, anzi maggiore è la durata del viaggio, più esso è efficace per il nostro benessere psico-fisico: la vacanza ci fa ritornare l’entusiasmo e la voglia di vivere.
Ma perché ci mettiamo quasi sempre così tanto tempo a realizzare i nostri desideri? I desideri nascono nella nostra mente conscia, ma per realizzarli dobbiamo affidarci e confidare nella potenza della nostra mente inconscia, la quale è dotata di una grande forza di inerzia e per giunta è almeno un milione di volte più potente. È chiaro che se non c’è conflitto tra conscio ed inconscio, il desiderio viene realizzato molto velocemente, ma purtroppo il desiderio stesso che nasce nella nostra mente conscia, sorge quasi sempre come compensazione ed in contrapposizione ai programmi registrati nella mente inconscia. Dunque la mente è spesso in conflitto con l’inconscio. Per cancellare i programmi inconsci e realizzare i nostri desideri ci vuole tantissimo tempo: ci vuole tantissimo tempo per cancellare le nostre credenze limitanti e sostituirle con quelle potenzianti perché le convinzioni sono autentiche vie neurali, dunque sono inconsce ed automatiche. In fondo, il meccanismo utilizzato dal cervello è sempre lo stesso: soltanto con la ripetizione si acquisisce una nuova abitudine come imparare una lingua, guidare l’automobile, suonare uno strumento musicale, ballare, imparare un nuovo mestiere, mentre il disuso cancella l’abitudine. Più ci esercitiamo e prima impariamo, e quando abbiamo imparato bene attraverso la pratica e gli esercizi abbiamo acquisito una nuova abitudine per cui i nostri gesti diventano automatici perché partono direttamente dal cervelletto, dall’inconscio. Non esistono scorciatoie: anche se è noioso e faticoso, bisogna ripetere gli esercizi fino alla nausea per farli diventare automatici.
Se siamo convinti di essere negati per il ballo o che siamo negati per le lingue straniere, non dobbiamo meravigliarci di impiegare tantissimo tempo per raggiungere un qualche risultato positivo, perché non ci eserciteremo mai con convinzione e con costanza. Ci riusciremo pure, ma dopo tanto, tantissimo tempo. Ovviamente i tempi si accorciano se c’è una motivazione valida, ma soprattutto diventano brevi e proficui se ci convinciamo che siamo anche noi portati per il ballo e per le lingue straniere. Il tempo impiegato serve proprio a cambiare le nostre credenze da limitanti a potenzianti! Insomma, le credenze negative presenti nel nostro inconscio bloccano le nostre energie, "disarmano" i nostri elettroni i quali per essere attivi e reattivi devono trovarsi allo stato energetico superiore che soltanto l’entusiasmo può dare. Le credenze positive e potenzianti ci tengono in uno stato di eccitazione costante, anche se comunque andremo soggetti ad alti e bassi, perché è la vita che ci prepara i trabocchetti che ci precipitano giù, ma in realtà servono per portarci ancora più su.
6. Distacco e serenità
Il libero flusso dell’energia (degli elettroni) genera benessere; il loro ristagno crea malessere. Il dolore e la tensione sono causati dalla negazione delle emozioni che ci fanno paura, il che ci assorbe tutte le nostre energie, mentre se le accettiamo e le sperimentiamo, l’energia fluisce liberamente, il dolore e la tensione scompaiono, e noi viviamo una emozione molto intensa e salutare. E allora come possiamo facilitare il libero flusso delle emozioni, ossia in che modo possiamo accettarle? Possiamo accettarle attraverso il distacco, ossia evitando un eccessivo attaccamento. Perciò è chiaro che l’attaccamento alle cose e/o alle persone dà luogo a un arresto o blocco degli elettroni (ossia non si formano le sinapsi o punti di collegamento tra i neuroni) ed è così che si manifestano le emozioni di cui abbiamo paura. (Deepak Chopra collega al rancore le malattie cardiovascolari e le morti improvvise). Anche i desideri insoddisfatti provocano blocchi perché il desiderio in sé è attaccamento. Ed anche l’amore non corrisposto genera un blocco energetico perché ci fa attaccare ancora di più.
Per stare bene fisicamente ed emotivamente dobbiamo restare alquanto distaccati. Per non soffrire non bisogna mai essere troppo attaccati. In poche parole, è proprio l’attaccamento che genera la resistenza! Se c’è distacco c’è anche libero flusso. Il distacco nasce, secondo me, dalla consapevolezza che ogni cosa giunge a maturazione al momento giusto: benedetta perseveranza! Quando manca questa convinzione, allora l’attaccamento alle cose materiali o/e alle persone diventa eccessivo a causa, tra l’altro, del ritardo nella realizzazione dei propri obiettivi, cosicché noi diventiamo schiavi dei nostri desideri o dei nostri istinti e manchiamo di flessibilità e di rispetto per il prossimo, ossia tendiamo a voler imporre per forza le nostre idee e le nostre soluzioni. Senza un oculato distacco, perciò, si verifica a nostra insaputa un continuo autosabotaggio. Grazie al distacco si acquisiscono buone abitudini e convinzioni potenzianti e cresce ovviamente l’autostima e il piacere di vivere perché siamo guidati dalla perseveranza e dalla certezza che tutto giunge al momento giusto. Attraverso il distacco si possono vivere meglio i sentimenti e le emozioni, anziché reprimerli o ignorarli.
Ma perché l’attaccamento alle cose materiali o alle persone genera resistenza e blocco e quindi sofferenza? Perché l’attaccamento crea un impatto massiccio e aggressivo (degli elettroni) per cui è inevitabile la resistenza del “mezzo”, mentre un approccio morbido o distaccato apre la strada facilmente e senza sforzi, anche se più lentamente, perché anche la resistenza diventa morbida. La fretta e la velocità eccessiva spesso rappresentano un boomerang, provocando scontri e/o ingorghi (di automobili in autostrada). Generalmente è bene non forzare gli eventi, altrimenti aumenta la resistenza, aumenta lo stress, aumentano le difficoltà e gli insuccessi. Forzare la situazione presente equivale ad accrescere la resistenza incontrata, in senso generale, dunque a soffrire (3).
7. La terza legge di Newton
Si può capire meglio l’effetto della resistenza considerando la terza legge di Newton: ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria. Il che significa che se noi esercitiamo un’azione troppo forte, avremo una reazione altrettanto forte, mentre se siamo morbidi, anche la reazione sarà morbida. Dal punto di vista esistenziale, l’attaccamento rappresenta l’esercizio di una azione troppo energica, per cui avremo una reazione altrettanto energica, cioè uguale e contraria. Ora l’opposto dell’attaccamento è il distacco: quindi un eccessivo attaccamento, anziché promuovere un maggiore trasporto e affetto nel nostro partner, come molti di noi ingenuamente si aspettano, ne provoca invece il distacco, ossia crea una maggiore freddezza o lontananza. Per lo stesso principio, se siamo noi stessi distaccati, avremo come conseguenza un maggiore attaccamento dall’altra parte!
Ma perché, direte voi, sono così sicuro di quello che dico? Io penso che l’attaccamento è amore, è calore, ed in base ad una caratteristica fondamentale dell’Universo, il calore fluisce sempre da un oggetto caldo a uno freddo! A questo punto diventa estremamente chiara la metafora "In amore vince chi fugge": chi fugge, infatti, fugge perché è freddo, perché non sente niente; ed invece chi insegue, insegue perché è caldo, ed è come un bambino che ha la febbre: sente il bisogno di coccole. Una persona calda (o innamorata) irradia energia elettromagnetica perché al suo interno gli elettroni, essendo bloccati dalle resistenze del partner, sono molto eccitati e/o agitati e perciò sviluppano calore; mentre una persona fredda è sempre calma e serena, e sta bene da sola non essendo innamorata. È sempre l’amore che ci mette in agitazione!
8. La possessività e le aspettative esagerate
Più ci attacchiamo alle persone e più ci accorgiamo che non sono come noi vorremmo, che sono imperfette, che non ci soddisfano. Se invece siamo sufficientemente distaccati, le apprezziamo di più, le vediamo così come sono e come devono essere, le accarezziamo mentalmente, le amiamo veramente: ed esse non ci deludono. Soltanto una buona dose di distacco ci consente di non perdere di vista i nostri obbiettivi, le motivazioni per le quali agiamo; mentre l’attaccamento esagerato ci rende schiavi degli eventi e perciò rischiamo di smarrire la rotta diventando facili prede di forti emozioni e dello stress. È qui il caso di rimarcare che la maggior parte delle disfunzioni biologiche cominciano sempre a livello molecolare o atomico (ioni).
Siamo noi, con i nostri atteggiamenti possessivi, con le nostre paure e le nostre aspettative esagerate che intralciamo e allontaniamo le persone che amiamo. Siamo noi che plasmiamo le cose che ci interessano, le cose di cui abbiamo bisogno e le avviciniamo oppure le allontaniamo senza rendercene conto. Siamo noi che attiriamo i nostri successi con un atteggiamento distaccato e fiducioso, oppure i nostri fallimenti con un comportamento possessivo e ansioso.
9. Apprezziamo la diversità
Sorridiamo di più alla vita ed essa ci sorriderà! Abbandoniamo le nostre paure, diamo fiducia ai nostri figli e alle persone care, diamo fiducia a noi stessi con un atteggiamento sereno e distaccato: diamo tempo al tempo! Non possiamo pretendere che tutti i nostri figli siano uguali, che tutte le persone siano uguali, o meglio come noi vorremmo che fossero. Non tutti i figli possono essere pronti e capaci, quello più lento maturerà più lentamente: dobbiamo avere fiducia nella vita, dobbiamo scrollarci di dosso le paure che sono sempre in agguato e che sono la nostra rovina! Alcuni figli sono più servizievoli ed educati, altri sembrano più egoisti e disordinati; alcuni sono musoni ed incerti, altri invece sono socievoli e impulsivi. Eppure sono tutti nostri figli, li abbiamo fatti noi.
Rispettiamo la loro diversità: sono nati in un dato giorno e a quella precisa ora, sono nati sotto un cielo diverso, hanno una natura a volte profondamente diversa. Eppure sono tutti figli nostri: stesso padre e stessa madre, anche stesso ambiente, stessa educazione, eppure sono diversi! Amiamoli così come sono, aiutiamoli quando non ce la fanno, plasmiamoli con una fiducia immensa, con un affetto incondizionato e con l’esempio. Se non avremo fretta, se non alzeremo troppo la voce, se li accarezzeremo spesso, se non ci faremo prendere dall’ansia e dalla paura, se sorrideremo spesso, se avremo il dono magico della perseveranza, essi acquisiranno un grande entusiasmo per la vita e saranno guidati da una grande passione, perciò diventeranno tutti campioni, magari in campi diversi, perché sono diversi.
Conclusione
Quando la mente inconscia viene programmata da genitori, zii, nonni ed insegnanti in modo sano ed equilibrato, il successo nella vita diventa assicurato. Purtroppo la programmazione che riceviamo, in genere, è sempre più o meno difettosa, perché nessuna delle persone suddette è abbastanza sana ed equilibrata, anche perché, come suol dirsi, nessuno nasce imparato. Guai a sentirsi dire che siamo sfortunati e guai a "ripeterci" di essere sfortunati: la sfortuna non farà che perseguitarci perché l’inconscio ci guiderà infallibilmente sull’autostrada della sfortuna!
Una persona potrà ritenersi veramente completa e soddisfatta quando riuscirà a restare calma e lucida di fronte a qualunque contrattempo e quando riuscirà a ridersela di se stessa anche se riceve critiche ingiuste ed ingiustificate. E questo avviene quando, nonostante il doloretto fastidioso, nonostante le critiche, nonostante la brutta notizia, continuiamo ad accettarci ed amarci totalmente e profondamente. Perché soltanto quando l’accettazione di sé è totale e incondizionata e quando l’amore di sé è completo e incondizionato, il nostro corpo comincia a "vibrare" in modo armonioso e sublime, proprio come quando ci abbandoniamo ad una sonora risata e ci liberiamo magicamente da ogni affanno o preoccupazione.
Bibliografia
1) Massimo Teodorani - David Bohm: La fisica dell’infinito – Scienza & Conoscenza;
2) Patrizia Salvini - La mappa della felicità - www.piuchepuoi.it;
3) Deepak Chopra - Le sette leggi spirituali del successo - Lo Scrigno.
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