Le domande eterne
(Tutto dipende dal meccanismo dell’alternanza)
Gli esseri umani sono sempre in fase di apprendimento. L’apprendimento non è soltanto l’andare a scuola, imparare a guidare, a suonare uno strumento o a fare determinati esercizi: ogni cosa che facciamo è apprendimento. La nostra vita è un continuo apprendimento. E l’apprendimento è sempre più o meno doloroso: per esempio, quando non conosciamo la soluzione di un problema, quando non riusciamo a guarire da una malattia, quando ci troviamo di fronte a un dilemma, quando non riusciamo a conquistare la donna del cuore. Il dolore è causato dall’ignoranza, ossia dalle nostre ridotte capacità iniziali, dalla nostra mancanza di esperienza che causa gli insuccessi e i fallimenti. Durante la fase di apprendimento, che è una sorta di fluttuazione, si manifestano le emozioni.
Il cervello apprende attraverso il meccanismo delle associazioni e delle ripetizioni. Lo scopo delle ripetizioni è quello di dare il tempo al cervello di fare le associazioni necessarie, ossia mettere assieme, allacciare, collegare, concatenare, sistemare le nozioni nuove con quelle già presenti nell’inconscio, un nuovo esercizio o movimento fisico con quelli già conosciuti, una nuova operazione con quelle già note. L’associazione o concatenazione è più o meno analoga alla deframmentazione del nostro computer. La ripetizione, nel caso dell’apprendimento, può cessare soltanto quando le associazioni sono al completo, ossia quando è stato imparato tutto alla perfezione. A quel punto la nuova via neurale è completa ed è stata creata una nuova abitudine/conoscenza per cui, come nel caso della guida dell’automobile, ogni nostro movimento come frenare o accelerare o sterzare avviene velocemente e automaticamente, né più e né meno di come avviene automaticamente la respirazione, la circolazione del sangue, o la digestione degli alimenti.
È chiaro perciò che in una via neurale, costituita da dendriti e neuriti, ogni neurone deve avere le stesse conoscenze di quelli vicini. Ciò è possibile soltanto se esiste una rete neurale unica per tutte le cellule dell’organismo, estremamente complessa e intricata, proprio come esiste una sola linea elettrica nella nostra abitazione. Per tali motivi un grave trauma è come un corto circuito in casa: salta il collegamento neurale di quell’organo o di quell’arto alla rete centrale, per cui la riabilitazione sarà lenta e dolorosa e non sempre completamente soddisfacente. L’energia elettrica che dà vita ad ogni singola cellula del corpo proviene da un’unica rete centrale, proprio come la corrente elettrica della nostra abitazione proviene dalla stessa centrale che alimenta anche le altre abitazioni vicine.
Se si interrompe in qualche modo il collegamento alla centrale da cui ci proviene l’energia elettrica, la nostra abitazione resta al buio. I nostri corpi sono predisposti per utilizzare l’energia del sole attraverso gli alimenti prodotti dalle piante, ma sono sottoposti a logoramento, ad invecchiamento, per cui ad un certo punto non siamo più in grado di ricaricare le energie attraverso l’alimentazione, s’interrompe il collegamento (indiretto) con la centrale solare, scompare la luce (l’energia, la vita) e dentro di noi resta il buio, la morte.
Il nostro cuore pulsa, ossia la sua azione è intermittente: ad ogni sistole, spinta, contrazione, fa seguito una diastole, risucchio, dilatazione del cuore stesso. Anche la respirazione è caratterizzata da due fasi complementari: l’inspirazione, in cui l’aria esterna entra nei polmoni, e l’espirazione in cui l’aria interna (vapore acqueo e anidride carbonica) fuoriesce dai polmoni. Ogni movimento vitale ha una natura sinusoidale con una cresta (positiva) e un avvallamento (negativo); proprio come ha un andamento sinusoidale l’alternanza tra il giorno e la notte e l’alternanza delle stagioni. Il nostro organismo è una propaggine del cosmo e pertanto ogni fenomeno naturale si rispecchia dentro di noi.
Neanche l’energia elettromagnetica o raggiante proveniente dal sole ha un flusso costante, ma è intermittente come una pulsazione essendo formata da pacchetti quantici. Del resto, le onde elettromagnetiche sono appunto onde, dunque hanno una cresta e una depressione. Insomma ogni manifestazione vitale e non vitale è caratterizzata da una semicurva concava e una convessa, come un’onda. Ed è per tali motivi cosmologici che noi, nonostante tutta la nostra immensa cultura e consapevolezza, siamo sempre soggetti agli sbalzi di umore e non possiamo farci assolutamente niente. Tutto deve pulsare, ossia ogni fenomeno è seguito dall’effetto contrario con una pausa intermedia o vuoto, come il tic tac dell’orologio e del polso. Dopo un periodo di grande entusiasmo o di euforia ed esaltazione, arriva inesorabile un periodo di tristezza, di caduta. E questa alternanza vale per tutti: ricchi e poveri, persone colte e persone rozze. Ecco perché le emozioni hanno un andamento ciclico e mutano continuamente come le condizioni meteorologiche le quali possono cambiare da un giorno all’altro e da un’ora all’altra. Ed ecco perché la felicità è sempre così effimera e perché l’amore non può durare per sempre.
Come sarebbe insensato opporsi ai mutamenti del tempo, così è insensato rifiutare le proprie emozioni. Ed è sbagliato distinguere le emozioni in positive e negative, desiderando le prime (gioia, soddisfazioni, entusiasmo, ardore, amore corrisposto) e rifiutando le seconde (paura, dolore, tristezza, risentimento, delusioni, ecc). Tutte le emozioni hanno una loro ragion d’essere e noi dobbiamo soltanto capirne il messaggio e trovare la soluzione più adeguata al fine di evitare pericolosi blocchi emotivi o energetici. Le emozioni sono fatte di energia e l’energia deve sempre fluire liberamente. Le emozioni non possono essere rifiutate o negate. Il dolore è causato non dall’emozione in sé, ma dal suo blocco, dal suo rifiuto. Il risentimento, per esempio, causa sempre dolore. Soltanto se accettiamo le nostre emozioni (rabbia, paura, ecc.), soltanto se ci consentiamo di percepirle e di viverle, ci sarà l’esperienza di una intensa sensazione anziché un dolore insistente ed insopportabile. Per quanto banale possa essere l’esempio che propongo, le cose stanno in queste termini: fa più male la paura di uno schiaffo che lo schiaffo in sé! Insomma, reprimendo un sentimento o emozione si blocca il fluire delle energie vitali e ciò diventa la causa delle malattie psicosomatiche e di quelle fisiche; al contrario vivendo i sentimenti, ossia gioendo quando si deve gioire e piangendo quando si deve soffrire, l’energia non viene mai bloccata e ci sarà sempre il ritorno del benessere psico-fisico. Insomma, il nostro organismo rispecchia e deve rispecchiare l’alternanza tra il giorno e la notte.
Ma cos’è esattamente l’energia vitale che deve fluire per stare bene in salute? Ogni emozione corrisponde a una determinata molecola e quindi rappresenta energia chimica. Per capire l’importanza del libero flusso dell’energia dobbiamo parlare della respirazione. Facciamo un paragone molto semplice: se l’uva è scadente, anche il vino che otterremo sarà scadente. Analogamente, se l’aria che respiriamo è di qualità scadente, anche la qualità della nostra respirazione sarà scadente. E cosa comporta una respirazione scadente? Comporta una scarsa produzione di energie (o meglio di molecole di ATP) e molte scorie! E perché si producono scarse energie e compaiono le scorie? E cosa sono queste scorie che, restando nell’organismo, lo avvelenano e lo indeboliscono? Per capire come stanno le cose basta pensare ad una scoria classica: l’acido lattico che si forma nelle gambe affaticate. L’acido lattico è un sottoprodotto della respirazione dovuto a carenza di ossigeno: la molecola di glucosio, che è lo zucchero da cui ricaviamo le energie utili al funzionamento degli organi e dei tessuti, quando la respirazione non è completa a causa della scarsità di ossigeno disponibile, non si trasforma totalmente fino a produrre acqua e anidride carbonica e molecole di ATP, ma dà luogo a composti chimici intermedi, come appunto l’acido lattico, che sono ancora ricchi di energia. E questa energia chimica non trasformata viene meno all’organismo che perciò si stanca facilmente; e i composti chimici intermedi, restando inutilizzati, formano scorie che provocano tensioni muscolari e danni fisici all’organismo!
Una buona respirazione pertanto va intesa sia come qualità dell’aria utilizzata (per esempio, aria salubre oppure viziata), sia come modalità stessa della respirazione (per esempio, profonda o superficiale): una respirazione profonda e con aria salubre comporta la totale combustione o ossidazione del glucosio, quindi la mancanza di scorie e la produzione di molte molecole di ATP. (L’ATP o acido adenosintrifosfato è un accumulatore di energia destinata a essere utilizzata a breve termine dalla cellula. Ai legami tra i gruppi fosfato dell’ATP è associata un’elevata quantità di energia chimica, per cui quando vengono scissi a seguito di idrolisi enzimatica, l’energia viene liberata e resa subito disponibile per attivare il metabolismo cellulare) (1). Una buona respirazione è sempre associata al rilassamento del corpo. Viceversa quando ci eccitiamo o siamo agitati, il che è più o meno la stessa cosa dal punto di vista energetico, la respirazione diventa rapida e superficiale per cui entra poca aria nei polmoni, e difettando l’ossigeno la combustione dei glucidi è incompleta: pertanto compare la stanchezza.
Il bello della vita sta nella pulsazione, nell’intermittenza degli eventi, nel pieno e nel vuoto, nell’alternanza di valori opposti! Dunque la nostra fortuna, inverosimile a credersi, sta proprio nella mancanza di continuità della felicità e dell’amore; la nostra fortuna sta proprio negli alti e bassi della vita, nella continua alternanza di umore! Infatti, se fosse diversamente, una volta fatto l’amore con la partner tanto a lungo desiderata, e per tutto il tempo che vogliamo, non ne sentiremmo più bisogno! Ed invece, cosa succede? Dopo aver fatto l’amore e raggiunto un magnifico orgasmo, ci sentiamo stanchi e scarichi, ma dopo breve tempo sentiamo una carica più forte di prima, e vogliamo fare di nuovo l’amore. Se non comparisse la stanchezza che ci allontana dall’oggetto del piacere e ci obbliga al riposo, non potrebbe rinnovarsi il desiderio.
Il fatto che (nella maggioranza dei casi) ci stanchiamo di stare sempre con la stessa persona, e ci stufiamo persino del sole più azzurro e incantevole invocando l’arrivo della pioggia, significa che abbiamo bisogno dell’alternanza, di valori opposti e complementari. Insomma, la natura è predisposta per il meglio, anche quando non fa comodo a noi…. È il cattivo tempo che ci fa apprezzare il bel tempo. Cosicché, anche se è vero che a causa del meccanismo dell’alternanza ci tocca spasimare e soffrire e subire sbalzi di umore, soltanto così possiamo desiderare e apprezzare il ritorno della gioia.
Bibliografia
1) Enciclopedia della scienza e della tecnica – De Agostini.
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